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Vicenza ama le auto

Ma che bella novità! Davvero complimenti alla giunta comunale di Vicenza per aver deciso di sperimentare per sei mesi la riapertura al traffico veicolare di una delle più affascinanti strade del centro di Vicenza: Corso Fogazzaro.

Non mi sembra davvero reale pensare che in una città europea  del 2019 si possa ancora ritenere il fatturato di un esercizio commerciale direttamente proporzionale alla quantità di auto che sfrecciano davanti la sua vetrina. Non si era affermato negli ultimi anni che i centri storici diventano più vitali e frequentati proprio quando li si libera il più possibile dallo smog ? Dovrebbe essere un’ovvietà per un sindaco che vuole il bene della sua città e non solo di una parte ristretta dell’elettorato.

A Vicenza il Comitato Futuro Fogazzaro raccoglie firme per fermare la decisione di riaprire alle macchine il Corso dedicato al grande scrittore dell’Ottocento. Petizione sacrosanta per mettere un punto fermo e per dire che promuovere con forza la mobilità sostenibile dev’essere la priorità assoluta di chi pensa al bene comune dei cittadini.

Di seguito il testo della petizione che come Verdi  invitiamo i cittadini di Vicenza a firmare per affermare che si deve procedere avanti in direzione della sostenibilità, non indietro.

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Marco Trevisan (Verdi Metropolitani/e Venezia): “Darsena di Campalto da sistemare”

Punta Passo Campalto, nella zona della darsena, dove attraccano le barche, un’area ad impatto visivo eccellente e utilizzata da tutta la cittadinanza, colpisce negativamente per i segni vandalici lasciati negli ultimi anni.

Segnalati già da tempo su una pagina facebook dove vengono pubblicate le problematiche dalla città, anche se i vari graffiti e scritte sui muri sono visibili facilmente non sono stati ancora eliminati.

Nonostante ci sia un possibile progetto alternativo, che lascia ampi dubbi su diverse questioni, i muri e la muratura avrebbero comunque bisogno di un rinnovo estetico, dall’eliminazione dei vari segni vandalici, alla rimessa a nuovo delle mattonelle oltre ad una ripulitura dei muri, eccessivamente sporchi e che fanno passare l’idea di una certa trascuratezza durante questi anni.

Invitiamo la cittadinanza nel segnalare possibili atti vandalici, per mantenere la darsena in modo rispettoso verso tutti i cittadini e chi ne usufruisce.

Marco Trevisan –  Verdi Metropolitani/e Venezia

Tratto da Il Popolo Veneto


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Per le europee, facciamo crescere un’onda verde e civica

Appello

In tanti ci siamo accorti che in Europa c’è una diffusa domanda di qualità della vita, di lavoro; un desiderio di comunità: donne e uomini, lavoratori e studenti, chiedono ai governi di occuparsi del loro futuro e di quello di tutta l’Unione. Ma spesso non trovano risposte perché l’Europa che conosciamo oggi non funziona per tutti.

Chi ha governato l’Unione europea e gli Stati non ha saputo, né voluto, offrire risposte e strumenti efficaci di protezione, sicurezza e riscatto di fronte al disagio vissuto da questa comunità. E poi ci sono i nazionalisti che promettono un cambiamento, ma in realtà negano sfide fondamentali come il cambiamento climatico e le migrazioni. Promuovono la paura, la divisione, l’odio e l’esclusione – e stanno minando i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto.

C’è una necessità che riempie le piazze, che parte dalle associazioni, dai movimenti civici e delle municipalità e diventa un movimento globale che chiede risposte concrete ai problemi quotidiani, e progetti duraturi per un futuro sostenibile. Un bisogno che riguarda anche tante persone non impegnate politicamente perché non si riconoscono in nessuna forza politica attuale, ma sono madri, padri, giovani e anziani.

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La pulizia meccanica uccide le nostre spiagge

di Gabriella Buffa* – Ancora una volta siamo all’emergenza litorali, altri metri di spiaggia se ne sono andati, e gli operatori chiedono interventi strutturali. E ancora una volta la soluzione proposta è quella di barriere frangiflutti e pennelli, strutture poco sostenibili economicamente e dannose ecologicamente. Per chi, come me, li studia, i sistemi costieri sono estremamente interessanti. Ma svolgono anche un servizio di cui tutti dovremmo essere consapevoli, perché ha a che fare con la nostra sicurezza. I sistemi costieri, spiagge e dune, sono straordinarie difese naturali contro la forza del mare. Quando sane e vitali, le spiagge assorbono la potenza delle onde riducendole ad uno sciabordio che lambisce dolcemente spiaggia. Le dune costiere sono un “serbatoio” di sabbia. Un serbatoio che si forma lentamente grazie all’azione del vento e alle sabbie trasportate dalle correnti marine lungo costa.

Ma I veri ingegneri delle dune sono le piante. E solo grazie a loro che le dune vengono consolidate e sì accrescono nel tempo. Ed è sempre grazie alle piante che le dune diventano un serbatoio dinamico, in grado di intrappolare la sabbia e poi di restituirla alla spiaggia antistante. Di più, le dune sono il nostro “elemento sacrificale”: in caso di forti mareggiate vengono parzialmente distrutte, ma in questo modo preservano l’entroterra dal rischio di sommersione. Ma, allora la domanda è: perché le nostre spiagge hanno perso questa capacità? C’entrano sicuramente i cambiamenti climatici, con l’innalzamento del livello del mare e un aumento di eventi atmosferici estremi. Ma allo stato attuale l’equilibrio di spiagge e dune è quasi ovunque compromesso dagli interventi umani sul territorio: bonifiche, sviluppo urbanistico, reti di trasporto e porti, infrastrutture turistiche. Urbanizzazione, pulizia meccanica delle spiagge, calpestio incontrollato stanno drammaticamente contribuendo alla scomparsa delle dune. Gli ingegneri delle dune, le piante, sopportano il caldo torrido e la siccità, ma non il calpestio. Quando le piante scompaiono lasciano varchi, che vengono resi sempre più ampi dal vento, e attraverso i quali, in caso di mareggiata, l’acqua riesce a passare. L’intero sistema perde la capacità di proteggerci.

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Al lupo! Al lupo!

Ci sembra di essere tornati al Medioevo. Sui Lupi cattivi.

Oggi un articolo di giornale a diffusione nazionale riportava “la paura degli umani” verso i lupi, che addirittura stanno diventando un “problema di sicurezza pubblica”, come se ci fosse un invasione di lupi pronti a sbranare gli essere umani nelle nostre montagne. Fake News.

La soluzione molto semplice: abbatterli.

Allora che ci sia un problema di conflittualità tra il lupo e le attività umane è innegabile, soprattutto pastorizia e allevamenti bovini (non quindi con gli esseri umani di cui non risulta nessuna agressione nel Veneto e nel resto d’talia). Nel 2018 in Veneto ci sono state 450 predazioni e indennizzi per 215.000 euro. Ci auguriamo che la Regione abbia prontamente pagato (1 milione di euro stanziati per il 2018) per tutelare i pastori e anche per risarcire i danni il lupo che fa parte del patrimonio del Demanio dello Stato e quindi di tutti noi.

Che si debbano trovare delle soluzioni compatibili con la presenza del lupo è invece obbligatorio, adottando una pianificazione credibile, trasparente e soprattutto scientifica e quelle misure (recinzioni elettriche, cani pastore per i greggi) che già da tempo si usano nel Centro Italia. Serve anche un informazione credibile e non manipolata, inventandosi fake news o instillando nella popolazione la paura atavica del lupo, tipo Cappuccetto Rosso, che ricordiamo era una fiaba e non realtà.

Facciamo presente che non ci risultano aggessioni o altre forme di attacco da parte di questi mammiferi predatori verso l’uomo e che svolgono altresì una funzione fondamentale essendo al vertice della catena alimentare ed essendo un fattore di selezione verso la fauna selvatica, come ad esempio i cinghiali che stanno poliferando. E’ vero che il territorio del bellunese soprattutto è una montagna con una presenza importante dell’uomo e che va mantenuta. Ma ci risulta che da un indagine condotta recentemente all’interno del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi, montagna rustica e magari più isolata del resto delle Dolomiti ma dove ai margini ci sono anche alcuni Comuni importanti e note località turistiche, nessuno si è sognato di dire che il lupo costituisce un problema. Su 32.000 ettari non si riscontrano emergenze ne richieste di risarcimento. Per cui evitiamo di creare psicosi ad arte per stimolare gli interessi più bassi e retrogradi della politica, tanto per fare audience e raccogliere un po di voti. Ricordiamo che esiste una Direttiva Habitat che protegge il lupo. Che evidentemente si vuole scavalcare ricorrendo al “problema di sicurezza pubblica”, inesistente.

Infine serve una campagna di educazione ambientale, che coinvolga le comunità locali a partire da bambini e ragazzi, con un informazione seria condotta da naturalisti, biologi, agronomi-forestali e da chi il lupo lo conosce veramente per gli aspetti etologici (ricordiamo che il lupo è una specie elusiva che si nasconde all’uomo) e che non ci faccia tornare al Medioevo, come sembra vogliano perseguire alcune frange estremiste. Serve infine un Piano Nazionale sul Lupo del Ministero dell’Ambiente che ci aguriamo esca prima possibile, e qui il Ministro Costa e il Governo devono assolutamente dare delle risposte adeguate e che cerchi di trovare soluzioni percorribili, senza salti nel vuoto come la “licenza di uccidere” che sembra voler perseguire la Regione Veneto.

Per concludere siamo anche a chiedere la Regione Veneto: come mai non sta investendo poco più di un centesimo di euro sulla gestione effettiva della Rete Natura 2000 e sulla tutela di habitat , flora e fauna come prescrivono le Direttive Europee. Su questo desidereremmo una risposta. Perchè il lupo e le tante altre creature selvatiche, alcune a rischio estinzione, che sono patrimonio di biodiversità della nostra Regione meritano molto di più. Zaia cosa dice ?

Gianluigi Bergamo – Verdi del Veneto

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Appello per la Marcia per la giustizia climatica, contro le grandi opere (Roma, 23 marzo)

Non serve il governo del cambiamento, serve un cambiamento radicale

#siamoancoraintempo

Chi siamo

Siamo i comitati, i movimenti, le associazioni e i singoli che da anni si battono contro le grandi opere inutili e imposte e per l’inizio di una nuova mobilitazione contro i cambiamenti climatici e per la salvaguardia del Pianeta. Abbiamo iniziato questo percorso diversi mesi fa, ritrovandoci a Venezia lo scorso settembre, poi ancora a Venaus, in Val Susa e in molti altri luoghi, da nord a sud, dando vita ad assemblee che hanno raccolto migliaia di partecipazioni. Siamo le donne e gli uomini scesi in Piazza lo scorso 8 dicembre a Torino, a Padova, Melendugno, Niscemi, Firenze, Sulmona, Venosa, Trebisacce e in altri luoghi.

Dall’assemblea di Roma del 26 gennaio lanciamo l’invito di ritrovarsi a Roma il 23 Marzo per una manifestazione nazionale che sappia mettere al centro le vere priorità del paese e la salute del Pianeta.

Grandi opere e cambiamento climatico

Il modello di sviluppo legato alle Grandi Opere inutili e imposte non è solo sinonimo, come denunciamo da anni, di spreco di risorse pubbliche, di corruzione, di devastazione e saccheggio dei nostri territori, di danni alla salute, ma è anche l’incarnazione di un modello di sviluppo che ci sta portando sul baratro della catastrofe ecologica.

Il cambiamento climatico è uscito da libri e documentari ed è venuto a bussare direttamente alla porta di casa nostra.

Nel nostro paese questa situazione globale si declina in modo drammatico. La mancanza di manutenzione delle infrastrutture, la corruzione e la cementificazione selvaggia seminano morti e feriti a ogni temporale, a ogni ondata di maltempo, a ogni terremoto.

Il cosiddetto “governo del cambiamento“ si è rivelato essere in continuità con tutti i precedenti, non volendo cambiare ciò che c’è di più urgente: un modello economico predatorio, fatto per riempire le tasche di pochi e condannare il resto del mondo a una fine certa. Le decisioni degli ultimi mesi parlano chiaro.

Mentre ancora si tergiversa sull’analisi costi benefici del TAV in Val di Susa, il governo ha fatto una imbarazzante retromarcia su tutte le altre grandi opere devastanti sul territorio nazionale: il TAV terzo Valico, il TAP e la rete SNAM, le Grandi Navi a Venezia, il MOSE, l’ILVA a Taranto, il MUOS in Sicilia, la Pedemontana Veneta, oltre al al tira e molla sul petrolio e le trivellazioni , con rischio di esiti catastrofici nello Ionio, in Adriatico, in Basilicata ed in Sicilia. Continua a leggere


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Ilva. Bonelli-Verdi: dopo condanna Italia governo abroghi immunità penale. Calenda e Di Maio chiedano scusa

“La condanna dell’Italia da parte della Corte di Strasburgo, conferma che il movimento ambientalista e i Verdi avevano e continuano ad avere ragione nel denunciare la violazione dei diritti dei cittadini tarantini nel diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente.“ lo dichiara Angelo Bonelli dei Verdi che aggiunge. “In questi anni sono state fatte proroghe su proroghe che hanno disapplicato la legislazione ambientale e sanitaria in quella città e il ministro Calenda, il ministro Di Maio dovrebbero chiedere scusa a Taranto e all’Italia, il primo per aver proposto l’immunità penale agli acquirenti Ilva oggi Arcelor Mittal, il secondo per aver confermato questa norma e aver peggiorato il piano ambientale.”

“Grazie all’immunità penale- continua l’esponente dei Verdi- è stato archiviato un procedimento penale del PM Buccoliero di Taranto relativo alle elevate concentrazioni di diossina nel quartiere Tamburi violando così i diritti costituzionali della popolazione tarantina oltre all’obbligo dell’azione penale previsto dalla Costituzione.”

“Vogliamo dire grazie a Daniela Spera storica ambientalista tarantina, che grazie alla sua iniziativa ha portato la Corte di Strasburgo ad emettere questa importante sentenza. Una cosa ora deve fare l’attuale governo rivedere la propria decisione su Ilva abrogando la norma che garantisce l’immunità penale a Ilva per i prossimi 5 anni nessuna azienda al mondo opera con la protezione dell’immunità in caso di violazione della legislazione ambientale e sanitaria.” conclude Bonelli